I (dolci) Segreti del chiostro, uno tra tutti le “fedde” del Cancelliere

(di Manuela Zanni) “Fare di necessità virtù”.  Questo detto esprime perfettamente il motto della suore di clausura che trascorrevano la propria esistenza  all’interno degli  antichi conventi, per scelta propria o altrui,ritrovandosi  prigioniere  dentro una gabbia dorata senza alcuna  possibilità di fuga.

In questi luoghi dall’indiscutibile fascino e bellezza, nascosti alla vista dei più, scorreva lenta la vita delle sorelle che si dedicavano alla creazione di piccoli capolavori di pasticceria, vere e proprie opere d’arte, uniche  testimonianze  di una esistenza vissuta esclusivamente al femminile tra le mura di un convento.
Nascevano così alcuni dei più importanti tesori della tradizione gastronomica siciliana creati dalle sapienti mani delle monache di cui oggi restano poche tracce, a rischio di oblio,  poiché le ricette sono state tramandate per secoli in  forma esclusivamente orale.
Custodire e tramandare le antiche ricette delle suore del convento è stato l’obiettivo di Maria Oliveri, giovane laureata in filosofia e appassionata di storia, arte e antropologia, che, essendosi trovata a lavorare all’interno del convento di Santa Caterina a Palermo, ne ha subìto il fascino rimanendo incantata  da quei luoghi che avevano tanto da raccontare a chi avesse avuto voglia di “ascoltarli”.
Così ” in sinergia con  la cooperativa Pulcherrima res, dedita alla gestione dei beni culturali nasce il brend ” I segreti del chiostro”  – ci racconta Maria Carmela Ligotti presidente della cooperativa – per riportare in vita non solo le antiche ricette che abbiamo rispolverato ma anche  il monastero grazie ai proventi che deriveranno dalla vendita dei nostri dolci che verranno utilizzati per sostenere alcune spese di restauro del monastero di Santa Caterina”.
Queste antiche ricette sono state raccolte nel libro I segreti del chiostro, storie e ricette dei monasteri di Palermo che, in realtà, è molto più di un mero ricettario. E’, piuttosto, un excursus sulle epoche che hanno attraversato la città di Palermo,  per restituire un patrimonio culturale quasi dimenticato poiché non esisteva nulla che riguardasse le ricette conventuali relative esclusivamente alla città di Palermo.
Mentre, infatti, nella provincia e nei piccoli centri è continuata l’egemonia monacale nei confronti di queste ricette segrete, nelle grandi città le pasticcerie hanno preso il sopravvento  abbandonando la produzione di  molti dolci. Motivo per il quale se oggi si entra in una pasticceria, anche tra le più rinomate, chiedendo un nucatolo, o un trionfo di gola, un sospiro o una “fedda del cancelliere”, solo per citarne alcuni, si rischia di essere scrutati dal banconista di turno con uno sguardo attonito e smarrito, quasi come se gli stessimo rivolgendo un insulto.
Da quando la chiesa di Santa Caterina, che era stata chiusa dal 2014, e il convento sono stati riaperti, la gente  domandava che fine avessero fatto le monache ricordando  che  fino alla fine degli anni Ottanta si  potessero acquistare  i dolci direttamente al monastero.   Nasce così la decisione di «provare a restituire ai palermitani la loro tradizione conventuale dolciaria- spiega Maria Oliveri – ma anche di salvaguardare il ricordo di quella che era un tempo la vita delle monache in città» Comincia così la ricerca dell’autrice in tutti i conventi principali, una ventina circa , solo femminili, che esistevano nel 1700 di cui la maggior parte oggi non esiste più essendo diventati scuole, caserme militari, ospedali. Oltre al Trionfo di gola, nel libro ci sono le Minne di vergine, i

trionfo di gola

Sospiri e le Fedde del Cancelliere, i panuzzi di  Santa Caterina, il Biancomangiare, ciascuno dei quali rappresenta una specialità di un convento in particolare.
Questo libro ha un ulteriore valore aggiunto ,ovvero il prezioso sostegno del Maestro Giuseppe Giuffè che ha sostenuto questa ricerca facendosi non solo portavoce di questo progetto ma realizzandone anche, e soprattutto, le ricette. Grazie a questa preziosa sinergia,  con

celle delle suore di clausura

l’apertura del convento è stata inaugurata anche la vendita dei dolci che da ottobre dovrebbe avvenire attraverso il ripristino dell’antica ruota grazie alla quale le suore di santa Caterina un tempo potevano distribuirli. Questa antica tradizione riprenderà, dunque vita, ricreando quella magia che vivevano, soprattutto i bambini, quando nei giorni di festa, accompagnati dai genitori, vedevano apparire queste delizie dalla ruota, assumendo un valore magico  misto tra stupore e mistero.
Di seguito vi riportiamo l’antica ricetta, direttamente tratta dal libro,  delle fedde del cancelliere. Si tratta di un dolce tipicamente palermitano preparato al monastero del Gran Cancelliere, che oggi non esiste più, dove si  realizzavano questi dolci di pasta  di marzapane, così chiamati perché a forma di natiche, dette in dialetto le fedde. «La gente spesso ridacchiava perché immaginava questo dolce un po’ impudico, lavorato dalle mani delle monache- spiega divertita Maria Oliveri >>. In realtà anche Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, parlando di questi dolci, dice ironicamente che avrebbero dovuto vietarli perché a solo pronunciare i loro nomi si commetteva peccato.

Le “Fedde” del Cancelliere

Ingredienti
500 gr. di pasta di mandorle al pistacchio
1/2 barattolo di confettura di albicocche
zucchero a velo q.b.
Per la crema
1/2 lt di latte
60 gr. di amido per dolci
200 gr. di zucchero
la scorza grattugiata di un limone

Versate il latte in un pentolino, aggiungete l’amido e amalgamate bene, poi unite lo zucchero e la scorza di limone grattugiata e mettete il pentolino sul fuoco, a fiamma bassa, finchè la crema non si sarà addensata, mescolando di tanto in tanto. Lasciate raffreddare fino a che la crema ottenga una consistenza piuttosto solida.
Foderate due cucchiai da cucina con la pasta reale spolverati di zucchero a velo (se non avete gli stampini a forma di conchiglia) e spalmate entrambi con un sottile velo di confettura di albicocche.  Riempite una delle metà con un cucchiaio di crema. Quindi chiudete con l’altra metà e capovolgete il dolcetto sul piatto da portata.

 

 

 

 

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