La pasta con i tenerumi , piatto della tradizione e “ cibo del “conforto”

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    La pasta con i tenerumi si ama o si odia. Si tratta di un piatto tipico dell’estate siciliana  preparato con i  tenerumi ovvero , i germogli e le foglie tenere della pianta delle zucchine “lunghe”.

La pasta con i tenerumi, nonostante abbia la consistenza di una minestra brodosa che va mangiata bollente,  è un primo tipicamente estivo che  gli estimatori di questo primo piatto leggero e digeribile non vedono l’ora di gustare durante  la bella stagione.

Chi di noi non ha un cibo, un gusto, una pietanza il cui solo odore, ma ancor prima, l’idea di mangiarlo, ci conforta se siamo tristi, ci aiuta a superare dei momenti difficili e, pur non potendo risolvere i problemi, ci aiuta  a metterli temporaneamente da parte, almeno per la durata del magico incontro del nostro palato con quello o quegli alimenti la cui combinazione consente ai nostri sensi di compiere  un meraviglioso viaggio fino alle nostre radici, addirittura fino alla nostra infanzia.

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Tutte le pietanze che riescono a compiere questo “miracolo” accogliendoci con il loro effetto “contenitivo” entrano a far parte del cosiddetto “cibo del conforto”. Un esempio di questo “cibo del conforto” possiamo trovarlo all’interno del  film ”Ratatouille” il cui titolo trae spunto dall’omonimo piatto francese di verdure, preparato dallo “chef-ratto” Remy,  da cui  l’austero critico gastronomico Anton Ego resta incantato al punto da accettare la “bizzarra” identità del cuoco con la celebre frase  “chiunque può cucinare” (che non vuol dire che chiunque sappia farlo) poiché il gusto di questa pietanza lo riporta alla sua infanzia, al piatto che per lui preparava la sua mamma, quando egli era ancora bambino scevro da ogni sovrastruttura e scudi che in seguito la vita l’ha portato a costruirsi intorno.

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Anche in letteratura troviamo degli esempi di Confort food o cibo del conforto ( per dirlo all’italiana), tra questi uno dei più famosi può essere rappresentato dalle “Madeleneis” che Proust cita ne “Alla ricerca del tempo perduto” di cui  riportiamo, di seguito, il pezzo saliente:[…] in una giornata d’inverno, rientrando a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di prendere, contrariamente alla mia abitudine, un po’ di tè. Rifiutai dapprima, e poi, non so perché, mutai d’avviso. Ella mandò a prendere uno di quei biscotti pienotti e corti chiamati Petites Madeleines, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata d’una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco macchinalmente oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di Madeleine. Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di biscotto toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria, nel modo stesso in cui agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa o meglio, quell’essenza non era dentro di me, IO ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente, mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo nulla di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda. E’ tempo che mi fermi, la virtù del filtro sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è lì dentro, ma in me. […].M. Proust

In questo caso quella morbida “conchiglia” al  burro ,  una volta intinta nel tè e gustata, si dematerializza, divenendo  un tramite tra lo scrittore e la propria anima consentendogli di ritrovare finalmente sé stesso.

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A chiunque di certo sarà capitato di cercare sé stesso ( e, fortunatamente, di trovarsi) in una pietanza, e ancor prima che nel  suo gusto, nell’incanto che precede la preparazione della stessa, nel magico momento in cui tutti gli ingredienti si fondono in un’alchimia di sapori e profumi per dare il risultato finale esattamente identico a come ce lo ricordavamo e a come avevamo “bisogno” che fosse. Una sorta di “sabato del villaggio” , gastronomico,  potremmo aggiungere, ( sperando di non offendere il grande Leopardi) in cui l’attesa del dì di festa (nel nostro caso della pietanza) è ancora più importante della festa in sé per sé, in cui la modalità della preparazione diviene un vero e proprio rituale, rappresentando l’unico vero ingrediente indispensabile senza il quale lo stesso piatto non sarebbe lo stesso.

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Per fare una citazione forse un po’ meno erudita delle precedenti ma in grado di offrirci una meravigliosa grande verità, riportiamo le parole che pronuncia uno dei protagonisti del film “Basilicata coast to coast” a proposito del pane con frittata :  “Il pane con la frittata di mia madre senza mia madre è un panino ripieno di vuoto  perché mia madre ci mette il sale della vita”.

Ormai che è chiaro a tutti cosa si intende per cibo del conforto, dando per scontato che ognuno possa averne più di uno e che magari un cibo possa diventare “ di conforto” anche durante l’arco della vita, o che, addirittura, possa diventare di conforto un cibo che da bambini non apprezzavamo ma che da adulti acquista “quel non so che” che lo rende di conforto per il ricordo che porta dentro sé, riportiamo una ricetta che, ci sembra perfettamente in grado di assurgere al rango di cibo del conforto: la minestra di pasta con i tenerumi.

 LA MINESTRA DI PASTA CON I TENERUMI

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Ricetta di Nonna Carla

Ingredienti per 4 persone

due mazzi di tenerumi

una cipolla bianca media;

due pomodori freschi maturi ;

350 gr. di pasta mista ( tubettini, spaghetti e margherita spezzati )

Formaggio caciocavallo tagliato a pezzi di media grandezza;

Sale e pepe q.b.

Lavate e pulite i tenerumi e fateli bollire in acqua salata. Una volta cotti, scolateli conservando tutta l’acqua che vi servirà per cuocerci la pasta. Tritate la cipolla e fatela rosolare in un pentolino abbastanza capiente da accogliere anche tutti i tenerumi. Appena è dorata, versate il pomodoro a pezzettini, soffriggete  ancora per un paio di minuti e  poi unite  i tenerumi aggiungendo anche un po’ della loro acqua di cottura . Appena bolle “calate“ la pasta tenendo conto che la consistenza della minestra  non deve essere  troppo acquosa, poiché deve essere, piuttosto, un piatto di pasta e verdura brodosa o, se preferite, una minestra un po’ asciutta. Regolate di sale e pepe .Lasciate insaporite tutto per un po’ e alla fine prima di spegnere il fuoco aggiungete i pezzettini di caciocavallo fresco. Servite bollente.

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