I simboli sacri e pagani nella festa di S. Anna

Sant’Anne pruvvede e manne

nu marite o ijurne e nu figghije al’anne”.

 Alla festa di S. Anna che si celebra il 26 luglio sono legate tante tradizioni culturali e gastronomiche che la rendono una delle più affascinanti feste patronali ricche di significati sia sacri che profani. Tante curiosità e una gustosa ricetta della tradizione: le “ pizzelle fritte”.Ma.Za.

La tradizione cristiana venera S.Anna come protettrice delle partorienti non solo perché ha generato la Madonna, ma anche perché nei Vangeli apocrifi è scritto che Anna era sterile e dopo tanti sacrifici e preghiere le è stata concessa la grazia di partorire la Madonna.

Il 26 luglio gli abitanti di Borgo Croci a Foggia  si organizzano per la festa di Sant’Anna .Si tratta di  una delle celebrazioni più sentite di S. Anna,  paragonabile, per partecipazione, alla festa patronale.Gli aspetti culinari legati alla festa di S.Anna, , hanno un forte contenuto simbolico  che si è  mantenuto quasi intatto nel  tempo, nonostante gli aspetti ludici della festa siano un po’ cambiati.

Negli anni 50 ancora qualcuno ricorda come questa festa fosse occasione di divertimento attraverso il palo della cuccagna, il palio dei maccheroni e il gioco della “quattro soldi”, moneta da staccare con i denti sotto un paiolo annerito dal carbone.

Anche se questi giochi popolari, antico retaggio di feste pre-cristiane, sono scomparsi per per far posto alle giostre, sono sopravvissute  sono  le usanze gastronomiche  di mangiare davanti casa, per strada, le pizze fritte e il melone rosso.

La strada diviene così  luogo  di incontro, di comunione tra gli abitanti prima che con se stessi. La pizza fritta è un chiaro simbolo uterino che si contrappone alla pettola che si mangia a Natale, di forma allungata, chiaro simbolo fallico. Il motivo per cui queste pizzette si mangiano proprio in occasione della festa di S.Anna si può far risalire alla etimologia della parola “Annone”, che indica la distribuzione gratuita delle derrate alimentari al popolo, cosa che forse avveniva in epoche precedenti e che oggi viene simboleggiata dall’offerta delle pizze fritte.

Il melone rosso invece rappresenta l’uovo cosmico, inizio e fine di tutto, quasi un uovo di Pasqua estivo, emblema di fecondità capace di contenere, conservare e riprodurre la vita e, proprio come un grembo gravido, contiene acqua e seme.

Per gli amanti della tradizione, riportiamo, di seguito la ricetta delle “pizzelle fritte”, che rappresenta  una versione della pizza conosciutissima nel meridione ma poco nota nel resto di Italia che  si prepara con la normale pasta per pizza, stesa a disco, su cui sono poggiati gli ingredienti del ripieno. Esistono numerose versioni di cui noi vi riportiamo la classica.

 “ Pizzelle fritte”

Ingredienti:

500 g farina bianca,

20 gr di lievito di birra,

250 g. acqua

Sale 20 g.

Zucchero 1 cucchiaino

olio per friggere.

 Lavorate insieme mezzo chilo di farina, il lievito di birra  e un po’ d’acqua calda fino ad ottenere un impasto morbido.  Lasciate lievitare l’impasto e quando lo vedrete   ben lievitato  lavoratelo ancora per 10 minuti aggiungendovi un pizzico di sale e lo zucchero.Dividete la pasta in tante palline che farete lievitare ancora per circa 15 minuti. Stendentele a mano in modo da fare tante “pizzelle” (piccole pizze). Friggetele in olio di semi bollente. Intanto preparate un soffritto con aglio, pomodori freschi e basilico.Una volta fritte le pizze sopra ci metterete un paio di cucchiai del sughetto piu’ abbondante parmigiano.

Manuela Zanni

 

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