Rosolio alla cannella, il passato nutre il presente con il cibo della memoria

(di Manuela Zanni) Rosolio alla cannella, è un libro scritto a quattro mani dalle autrici Licia Cardillo Di Prima ed Elvira Romeo edito dalla casa editrice Dario Flaccovio, presentato nei giorni scorsi presso La Feltrinelli Libri e Musica di Palermo.

Licia Cardillo di Prima non è nuova alla scrittura di testi le cui pagine sono intrise del profumo dei cibi definiti “del conforto” il cui solo nome evoca alla memoria ricordi di una felicità legata in genere all’infanzia, e per dirla alla Proust, del tempo perduto”. L’autrice già ci aveva già dato prova della  delicatezza e scorrevolezza narrativa con il racconto della poltrona di Maria Carolina anche se in questo caso il registro cambia notevolmente. Dal suo incontro con Elvira Romeo e dalla condivisione della passione per le ricette e per la loro storia, è nato un libro che profuma di buoni sentimenti e di amore per le cose semplici. Filo conduttore del libro è l’infanzia, periodo in cui, in genere, si ricevono le amorevoli cure di mamme e nonne che passano, inevitabilmente, dal cibo e dai rituali per prepararlo. Tempi che anticamente erano lenti e cadenzati in modo da scandire, con il loro incedere, il ritmo del tempo, delle stagioni e dell’intera vita.
Si tratta di un mix travolgente di racconti e ricette che riflettono la cucina siciliana dei “tempi antichi” in cui, nonostante la povertà, si cucinava con passione considerando la preparazione del cibo, prima ancora che nutrimento, un vero e proprio rituale da compiere con sacralità e devozione e da tramandare da generazione in generazione. Il testo coinvolge il lettore con la narrazione di storie semplici di vita quotidiana recuperate dal passato, guardandole con l’incanto degli occhi della protagonista bambina, delle quali ognuna rimanda ad una ricetta e viceversa, in una perfetta simbiosi, un viaggio nella e della memoria che attualizza il passato attraverso emozioni, sensazioni e valenze affettive. Una gustosa lettura che insegna a perdersi, per ritrovarsi.
Il risultato è un libro ricco di simbologie e metafore. Una tra tutte riguarda il rituale della panificazione che può, a tutti gli effetti, definirsi sacro e magico al tempo stesso. Veniva realizzato con il cosiddetto “criscenti” ovvero il lievito madre, simbolo della continuità e che con amore si tramanda da generazione in generazione. Il rito del pane inizia come un gioco tra nonna e nipote. La metafora che ne deriva è che “il pane per diventare pane deve patire come l’uomo deve patire per diventare uomo. Il passato non è mai passato, ma deve mescolarsi al presente perchè possa nutrire la mente con la sua memoria”.
Di seguito vi proponiamo la ricetta del rosolio alla cannella che anticamente si usava offrire agli ospiti in visita, anche se inattesi, per i quali c’era sempre qualcosa di buono in dispensa.

Rosolio alla cannella

Ingredienti
2 stecche lunghe di cannella (circa 50 gr)
250 ml alcool
300 acqua
200 gr di zucchero

In un contenitore di vetro mettete le stecche di cannella spezzate con l’alcool e lasciate macerare per 3 settimane, smuovendo il barattolo ogni giorno e conservandolo in un luogo buio e fresco. Trascorso il tempo necessario, mettete a bollire l’acqua con lo zucchero per 15 minuti e lasciate raffreddare. Filtrate l’alcool dalle stecche di cannella ed unite il liquido all’acqua con lo zucchero. Mescolate e imbottigliate, lasciate riposare qualche giorno prima di consumarlo. Servite freddo.

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