Tradizione

Tutti pazzi per la pizza e noi la prepariamo in casa

Che siate partenopei, romani o di qualsiasi altra regione d’ Italia ma anche nazione o continente del mondo, la pizza rappresenta, nell’immaginario collettivo, un insostituibile alimento che porta con sé non solo il gusto dell’impasto e degli ingredienti con cui viene condito, ma anche, e soprattutto, quello della condivisione e della socialità che questa pietanza naturalmente reca con sé al punto da meritare il titolo di “cibo più amato e conosciuto” a livello mondiale.

C’è chi la preferisce dal bordo spesso, largo e soffice e chi sottile e croccante, chi non va oltre la margherita e chi si lascia stuzzicare dalla Gourmet, chi preferisce gusti tradizionali e chi osa con ingredienti insoliti, chi ama condividere la cosiddetta “familiare” facendola condire con gusti diversi e chi è “geloso” della propria pizza e “guai a chi gliela la tocca” e chi, ancora, è solito dividerla a metà con la “propria dolce metà” per gustarne due tipi diversi, insomma, non c’è davvero limite alla fantasia e creatività quando l’argomento è la pizza anche se, nel mare magnum di teorie, esistono alcune regole di base che, in linea di massima, sarebbe sempre il caso di rispettare.

Avendo una mamma, una nonna e due nonni napoletani, pur essendo nata a Palermo ed orgogliosamente palermitana, non posso negare che, quando si parla di pizza, al posto del sangue mi scorra nelle vene la pummarola. Infatti, se chiedete ad un napoletano quale sia la sua pizza preferita non potrà negare che tra tante proposte sceglierà, sempre e comunque, la Margherita, si proprio quella a base di due ingredienti cardine ovvero salsa di pomodoro e mozzarella che diventano tre con l’immancabile basilico fresco aggiunto rigorosamente “in uscita” e quattro con l’altrettanto doveroso “giro d’olio” extravergine d’oliva  aggiunto “a crudo” prima di servire la pizza fumante “a scottalabro”.

Partendo da questo presupposto, mi sembra più che evidente che riempire il menù di infinite alternative risulta molto dispersivo e, persino, controproducente per il cliente. Meglio poche pizze basilari alle quali potere, eventualmente, fare delle aggiunte di ingredienti supplementari.

A questo punto, scatta la seconda regola fondamentale che riguarda la qualità degli ingredienti, sulla quale nessuno deve essere disposto a cedere poiché la sua assenza comprometterebbe irrimediabilmente il risultato.

Meglio pochi ingredienti ma eccelsi che tanti ma di scarsa qualità. Non lasciatevi tentare dalle formule “giropizza” e “all you can eat” dalla qualità improbabile. Preferite sempre mangiare meno ma bene, alzandovi da tavola magari anche con ancora un pò di appetito piuttosto che le grandi “abbuffate” dalle quali uscite satolli e, magari, anche disgustati. Insomma per scegliere una buona pizza vale la stessa regola da utilizzare per le amicizie: meglio poche ma buone!

Se poi non volete correre rischi, la cosa più semplice e divertente che possiate fare è prepararla da voi e gustarla insieme ai vostri cari. Sara’ il modo migliore per trascorrere una serata tranquilla e spensierata in piacevole compagnia. Ecco, di seguito, la mia infallibile ricetta.

Pizza

Ingredienti

  • 250 g di farina di grano duro
  • 250 g di farina di grano tenero
  • 1 cubetto di lievito di birra da 25 gr
  • Una tazzina di olio extravergine di oliva
  • 250 ml di acqua tiepida
  • 1 cucchiaio di sale fino
  • 1 cucchiaio di zucchero

Mettete le farine  a fontana in un recipiente, dopo averle setacciate. Ponete il lievito sciolto con poca acqua tiepida al centro della fontana insieme all’olio, il sale e lo zucchero. Impastate aggiungendo poca acqua tiepida fino ad ottenere un impasto molto morbido simile ad una pastella più consistente. Lasciate lievitare  l’impasto per due ore coperto con un panno di lana.

A questo punto fate delle pagnotte con l’impasto e lasciate lievitare per un’ora. Quindi stendetele con le mani e/o il mattarello fino ad ottenere lo spessore desiderato e conditele a piacere.

Infornate in forno preriscaldato a 250 gradi per circa 10 minuti. Servitele (e mangiatele) fumanti.

Quando alla passione per il cibo, inteso nella sua accezione più nobile di storia e cultura della gastronomia, si unisce quella per la scrittura, può divenire forte l’esigenza di creare un contenitore in grado di riunire tutte le tematiche che ruotano intorno a questo inesauribile argomento.

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