Tradizione

Non chiamatela pizza. A Camporeale si chiama sciavata

Se trovandovi a Camporeale entrando in uno dei tanti panifici e pizzerie vi imbattete in una pizza molto appetibile che vi fa l’occhiolino dalle vetrine sappiate che non si tratta della solita.

Si tratta della sciavata che è una via di mezzo tra la pizza e lo sfincione. Ne esistono numerose varianti, ma l’antica ricetta appartiene alla tradizione camporealese e rappresenta una golosa alternativa al solito pane che preparavano le donne nell’attesa che i mariti tornassero dai campi.

Dallo stesso impasto utilizzato per il pane se ne ricavava un altro più morbido ottenuto semplicemente aggiungendo solo di un po’ d’acqua in più. Gli ingredienti per condire sono ovviamente “poveri”: cipolla, pangrattato, formaggio, acciughe e olio. Vediamo insieme come si prepara.

“Sciavata” camporealese

Ingredienti

per l’impasto (per 4/5 pagnotte)

  • 500 gr farina di grano duro
  • 500 gr farina di grano tenero
  • 20 gr lievito di birra
  • 20 gr sale
  • acqua q.b.

per il condimento

  • pomodoro pelato
  • caciocavallo o pecorino stagionato grattugiato
  • cipolla
  • pangrattato
  • origano
  • olio extravergine di oliva

Unite le due farine e disponetele a fontana, aggiungete il sale e il lievito precedentemente sciolto nell’acqua tiepidia. A questo punto cominciate ad impastare e aggiungete l’acqua poco per volta fino ad ottenere un impasto omogeneo e morbido. Lasciate lievitare l’impasto per circa due ore. In seguito, separatelo in pagnotte che disporrete su un piano spolverizzato di farina per non farle attaccare. Attendete circa un’ora che le pagnotte lievitino per la seconda volta. Spolverizzate il vostro piano di lavoro con della farina, disponetevi le pagnotte e spianatele.

Cominciate a condire la sciavata con il pomodoro pelato schiacciato, il formaggio, la cipolla tagliata a julienne, il pangrattato e finite con un filo d’olio. Infornate la sciavata in forno preriscaldato alla temperatura di circa 280°C per circa cinque minuti. Servite fumante.

Quando alla passione per il cibo, inteso nella sua accezione più nobile di storia e cultura della gastronomia, si unisce quella per la scrittura, può divenire forte l’esigenza di creare un contenitore in grado di riunire tutte le tematiche che ruotano intorno a questo inesauribile argomento.

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